Ho incominciato a scrivere fin dai tempi delle superiori, mettendo tutto nel cassetto. Raggiunta l'età della pensione ho rispolverato tutto e ho iniziato a dare alle stampe. Prima pubblicazione nel 2004: una silloge di 47 liriche (Stati d'animo) per Alberti editore. Ha fatto seguito un poemetto in dialetto Aretino. Amo scrivere della mia terra e dei suoi abitanti, come nel libro sui ciclisti Aretini, spinto dal desiderio di rendere omaggio a chi ha fatto qualcosa, anche se piccola, per questa provincia e per parlare di chi non avrà mai l'attenzione di penne più importanti e autorevoli della mia.
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ci sono momenti particolari in cui amo di più scrivere, lo faccio quando ne ho voglia, quando la penna scorre meglio. Semmai è il tempo a condizionare le mie scelte. Le belle giornate preferisco dedicarle allo sport, soprattutto ciclismo o alla coltivazione del mio piccolo orticello. Quando il tempo volge al brutto la lettura e la scrittura mi fanno compagnia.
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Tanti sono gli scrittori contemporanei di cui amo leggere le opere. Se proprio devo fare dei nomi dico i primi che mi vengono in mente: Alberto Bevilacqua, Melania Mazzucco, Erika Jong, Jon Grisman, Luis Sepulveda, Dario Fo e Giorgio Bocca. Altri godono altrettanto delle mie simpatie, ma l'elenco sarebbe troppo lungo.
4. Perché è nata la sua opera?
Fin da piccolo ho sentito raccontare alcune di queste storie che reputo divertenti. Ho deciso di farne una raccolta per contribuire a fare sì che non vadano perdute. Le liriche e gli aforismi sono frutto di gioie, sofferenze, rabbia e indignazione. Satire e filastrocche sono momenti di gioco o di ribellione contro i soprusi di potenti e governanti che si arrogano il diritto di decidere del destino altrui e contro chi vuol maramaldeggiare sui più deboli (bambini, donne e anziani).
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Direi che ha influito quasi completamente. In tutti i miei scritti i protagonisti sono sempre popolani. Ho trascurato e continuo a trascurare volutamente i ceti più abbienti, perché non godono gran che della mia simpatia e perché già troppi scrivono di loro.
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
A volte l'una a volte l'altra: dipende dai miei stati d'animo.
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Nei racconti niente, nelle poesie tutto. La poesia non è altro che lo specchio dell'anima. Non si può scrivere ciò che non si sente. Si sente quello che si è.
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Non uno in particolare. Per i racconti l'ispirazione è scaturita, come già detto, dall'ascolto di queste storie fin da quando ero bambino. Le muse ispiratrici delle poesie sono le donne che ho incontrato nel corso della vita, soprattutto mia moglie, che ho conosciuto a diciotto anni e che ancora amo.
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio genero, compagno dell'ultima mia figlia Moira.
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?
Penso proprio di sì, è un modo che si adatta ai ritmi della quotidianità attuale.
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non saprei dare un parere anche a causa della mia quasi nulla conoscenza in materia.